Un viaggio che non promettiamo breve

wm1_viaggio_no_tav_cover_zerocalcareUn viaggio che non promettiamo breve di Wu Ming 1 è un tunnel geognostico nella storia e nella geografia della val Susa. È una galleria di cristallo che parte dal Monte Musinè, arriva in Europa e ritorna, parte dal movimento No Tav, arriva a Fra Dolcino e Margherita per poi tornare nei secoli di lotta XX e XXI dell’era neoliberista.

Un viaggio che non promettiamo breve è un tunnel geognostico che non invade, non deturpa, non umilia, ma informa, accompagna, chiarifica. A differenza del  gemello malefico indesiderato, questo tunnel è cauto e rispettoso. Continua a leggere

Pres2016#5

 

elephant in the mudLa valanga Drumpf procede, e poche persone ne capiscono le ragioni. Come suggerito nel post precedente, la faccenda per noi che abbiamo esperito la “discesa in campo” del signor B. mostra inquietanti similarità. La cosa ormai è seria, il GOP non sa quale strategia adottare nei confronti di colui che si avvia ad essere il proprio candidato presidenziale, l’Economist ripete l’accusa di inadeguatezza al compito del Donald sferrata anni fa verso il signor B, ma ora scendono in campo analisti meno sprovveduti (quelli dell’Economist non è che siano sprovveduti, ma quando la tua stella polare è che non ci sono alternative a questo sistema economico-finanziario e alla geo-politica che ne consegue, le tue capacità di lettura del presente e del futuro si riducono drasticamente… ed infatti il loro candidato, John Kasich, non ha alcuna speranza di lasciare il posto da governatore dell’Ohio per trasferirsi al 1600 di Pennsylvania Avenue). Il problema, tuttavia, rimane. Cosa implica la presenza ingombrante di D. Drumpf? Dopo il Super Tuesday, i dubbi e le incertezze sono al livello di guardia, nel campo repubblicano. Ma è la società occidentale intera ad essere messa in questione dalla vicenda Drumpf.

Pres2016#4

Deja vú, mutatis mutandis

Un fenomeno inatteso ed incompreso sta imperversando negli Stati Uniti d’America: The Donald. Le primarie del partito repubblicano sono il luogo dove questo fenomeno sta avvenendo, mentre commentatori e commentatrici sui media annaspano tra previsioni della sua imminente sparizione e interrogativi a cui non sanno dare risposta. Se solo avessero prestato maggiore attenzione ad un fenomeno simile accaduto più di vent’anni fa nel vecchio continente, forse avrebbero individuato qualche elemento di analisi che li aiutasse a valutare l’intera faccenda. Continua a leggere

Pres2016#3

Se avete qualche familiarità con l’inglese americano scritto (ma basta anche solo guardare in Italia, dove condizionale e congiuntivo dovrebbero esser protetti da Amnesty) , è probabile che abbiate notato molti errori di grammatica, soprattutto oggi, in cui i cosiddetti social media permettono a chiunque di dare in pasto all’etere le proprie opinioni. Sgrammaticate, spesso.

Study confirms that Donald Trump’s supporters have the worst grammar

deadstate Trump fans grammar

The online writing enhancement service, Grammarly, published a new report that analyzed the comment threads of the presidential candidate’s official Facebook pages to find out which political base is better able to communicate their ideas in writing.

Image: Marc Nozell (Flickr)

The online writing enhancement service, Grammarly, published a new report that analyzed the comment threads of the presidential candidates’ official Facebook pages to find out which political base is better able to communicate their ideas in writing.

According to the report, researchers looked at five months of samples from Facebook comments containing at least fifteen words from each candidate’s official page. The data then randomly selected at least 180 positive and neutral comments — roughly 6,000 words in all, identifying the errors contained in each of the comments, which were then verified and logged by a team of proofreaders.

The results varied considerably from each of the candidates, but it was clear that Donald Trump supporters were found to have the worst grammar by a large margin.

On average, Trump supporters commit 12.6 mistakes every 100 words, which ranks them dead last of the 19 candidate fanbase represented in the study. Supporters of GOP candidate Rick Santorum, who recently dropped out of the race after an embarrassing loss during the Iowa primary, were the only other group to have more than an average 10 typos per 100 words, at a rate of 11.5.

The study also showed that Republican supporters committed more mistakes than their Democratic counterparts, with an average of 8.7 mistakes in 100 words compared to the Democrats’ 4.2 mistakes. The Democratic fan base also averaged slightly longer comments, according to the findings.

The ultimate winner of the grammar study goes to Lincoln Chafee with his grammatically proficient supporters, who committed the least number of typos at an average 3.1 mistakes per 100 words. Chafee, who is barely registering in the polls, is currently a distant fourth in the Democratic primary race. Chafee’s supporters are followed by Jim Webb‘s who committed an average of 3.4 typos, while Bernie Sanders fans came in third with 3.7 typos in 100 words.

Carly Fioriana‘s and Hillary Clinton‘s supporters were tied with 6.3 errors per 100 words. Clinton’s supporters were the lowest rated Democrats on the list, while Fioriana’s fans were the highest rated Republican supporters.

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E per non esser da meno del campione analizzato, l’autore dell’articolo ha deciso di aggiungere il suo typo personale, maltrattando la già bistrattata (e ritirata dalla corsa elettorale) Carly Fiorina.

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