Scórlare

In Italia si sta purtroppo consumando uno scempio: vittime innocenti di tale tragico processo sono i dialetti. Forse è inevitabile, ma rimane uno scempio. Per fortuna alcuni maestri, tutt’altro che piccoli, hanno fatto in tempo a regalarci racconti imperituri su alcuni di questi antichi idiomi.

“Tra ciò che può scórlare ‘a’ qualcuna/-o primeggia l’organo del pensiero: Te scórla ‘l servèlo (dove si pensa che il cervello non sia fissato a dovere dentro la testa, ma si muova di qua e di là come zavorra in una stiva); ma c’è inoltre il caratteristico moto oscillatorio evocato in un ammonimento materno, anni Trenta, a giovanetta ginnasiale in stradella San Marcello a Vicenza. Suona la campanella di scuola, la ragazza si mette a correre, e la madre le grida: «Maria Terèsa, non córare così che ti scórlano le téte!» (Esse scórlavano infatti, maestosamente)” (L. Meneghello, Maredè, maredè, 16)

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