Paradiso

16.

La primissima volta a Pittsburgh la città non mi piaceva mi incuriosiva sì ma non mi piaceva avevo troppi conflitti emotivi L. ci stava per spendere lunghi mesi la nostra storia non andava bene e io sentivo lo sapevo che non sarebbe tornata dopo un anno ma sarebbe rimasta allora forse non riuscivo a guardare la città serenamente ma durò poco a L. invece proprio non piaceva le sembrava poco interessante non lo so aveva tutte le sue belle idee preconfezionate in testa è sempre stata così purtroppo una persona con molte forse troppe convinzioni a prescindere ed una crescente quantità di contraddizioni che non credo abbia risolto pacificamente magari ora sì ora che si avvicina ai quarant’anni e probabilmente ha anche il conto in banca più vicino a quello del mercante che del prossimo tuo da amare come te stesso ma insomma all’inizio vedevo the burgh con gli occhi miei preoccupati e con gli occhi suoi depressi e proiettati altrove ma appena arrivato con la mia offerta di Master mi sono sentito subito a casa la città in realtà mi aveva già catturato l’anno precedente quando ero venuto a luglio per l’intero mese e L. doveva lavorare – lavorava molto, il lavoro per lei era molto importante, una missione, niente veniva prima del successo sul lavoro: veramente un esempio da seguire – in quei giorni allora io me ne andavo alla Carnegie library attaccata al museo dei dinosauri di Pittsburgh e collocata a metà tra Carnegie Mellon University e la Cathedral of Learning io entravo potevo usare i computer liberamente era il 2000 immaginate lo stato delle biblioteche italiane pubbliche più di dieci anni fa e lì invece io potevo fare tutto ciò che è possibile fare in una biblioteca ho ancora la tessera della Carnegie library mi affascinava questo enorme edificio in cui chiunque poteva entrare qualunque fosse la sua condizione ricordo che c’era quest’uomo enorme che veniva sempre con il suo carretto era enorme grande e grosso come un lineman di una squadra della NFL indossava un lungo impermeabile liso sporco marrone scuro si sedeva sempre ad un tavolo enorme i tipici tavoli delle biblioteche lui entrava si sedeva mi pare leggesse biografie e testi di storia americana anch’io mi sedevo sempre allo stesso tavolo e ogni volta che lo incontravo pensavo mamma mia com’è grosso e poi pensavo chissà da quanti anni si trascina il suo carretto in biblioteca e com’è successo che un ragazzone più giovane di me si trovi in questa situazione questo ragazzo si trovava lì con tutte le sue cose le portava in biblioteca ma vedevi che erano tutte le sue cose e ogni volta che la rivedevo questa scena quella di questo enorme ragazzo sovrappeso come ogni lineman di quella generazione dall’espressione mansueta e forse soggiogata mi faceva un’immensa meraviglia vedere ripetersi questa scena lui che entrava si portava con dignità le sue cose probabilmente proprio tutte le sue cose si sedeva a leggere e io mi paragonavo a lui io pensavo che io stavo lì in vacanza anzi stavo preparando una specie di paper pessimo per una conferenza a cui non sarei andato perché ero senza soldi o sponsor un groviglio di nozioni abborracciate in un inglese che sentiva di bresciano cioè dialetto mica lo standard italian più bresciano che altro io stavo lì e mi ero preso questo impegno non ricordo nemmeno più perché e insomma ero già nella fase di innamoramento con la città con gli Stati Uniti con la vita universitaria anche se l’idea di fare un Master era di là da venire ero lì soprattutto per godermela avevo già fatto qualche scampagnata e altre stavano all’orizzonte e invece lui era lì per passare il tempo forse per passare il tempo nel modo dignitoso di chi non possiede altro che la sua esistenza il tempo l’energia necessaria per spostarsi forse era lì solo per rivendicare cose che gli erano dovute il tempo di leggere un’educazione impossibile da permettersi o forse era lì perché  davvero era stato un giocatore di football universitario e come per la stragrande maggioranza di questi atleti/studenti le luci della ribalta si erano spente troppo in fretta per potergli permettere una vita non di stenti e venire in biblioteca varcare la soglia della Carnegie library con tutta la sua nostalgia il suo ipotetico sogno fallito la sua esistenza racchiusa in pochi oggetti significava qualcosa per lui chissà cosa certo meglio che stare a mendicare all’angolo e io pensavo che tra me e lui era lui che dava davvero il senso alle parole scolpite all’entrata della biblioteca era per lui che tutti i nomi altisonanti occhieggiavano tutt’attorno all’enorme edificio pensava a lui Carnegie quando ha fatto incidere a lettere cubitali FREE TO THE PEOPLE sul frontone della biblioteca.

Quelli come me possono anche andare alla Hillman la biblioteca privata dell’università la Carnegie è per il gigante buono e dignitoso che riempie i suoi pomeriggi di parole in questo posto normalmente semplicemente magico che è  free to the people.

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