Travagliato anni sessanta

3.

Tivoli Music Hall: mito, luogo di favole sonore e visive che a volte si realizzavano, e che sono perfino riuscito a far assaporare all’amico russo A. Luogo anche d’incontri, alcuni dei quali dilatati nel tempo (“Sei di Travagliato? Io andavo al Tivoli, anni fa… Erano i Jethro Tull? O i Pink Floyd?” mi ha chiesto un rispettabile scholar solo alcuni mesi fa, incontrato a T… per una conferenza), e di scontri (nel periodo di mezzo: la fine, ingloriosa quanto inattesa, avviene negli anni Zero, secolo XXI). A 3/4 anni vi ho assistito ad una scena da… well, da fine anni ’60, con tanto di mito Beatles etc… Il far West, la Woodstock indoor nella culobianca Brescia. Immaginate la versione singola dei Beatles che viene ad esibirsi nella provincia ricca e buzzurra, quando tutti i ricchi erano buzzurri (meh, magari solo il 99%). Alla fine dello show, sudato come solo una pop/rockstar al termine della sua esibizione può essere, rientra tra le quinte e, ad attenderlo, una mandria di allupate signore bene – ma pur sempre, forse, così mi pare tutt’oggi, buzzurre – alla ricerca di un trofeo di caccia: un bacio, uno sfruscio, un lembo di camicia, le becche della camicia… rosa? Possibile? Io credo che la mia psiche ancora abbia a dover gestire quella scena di assatanata violenza, nascosta da qualche parte tra buio e oblio. E il buon Massimo ne uscì quasi indenne, a cantare per molti altri anni. Ma fu, come queste sgangherate righe vorrebbero confermare, indimenticabile. Come un mazzo di rose rosse per te.

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