Noi saremo tutto

Negli ultimi anni, mi sono occupato spesso di New Italian Epic, ma solo ora sono riuscito a leggere uno dei testi elencati che ancora non avevo potuto recuperare, Noi saremo tutto di Valerio Evangelisti (Mondadori 2004). E mi è venuta voglia di dedicargli subito alcune, brevissime, riflessioni. Non starò qua a spiegare le ragioni, spero si capiscano (alcune), e immagino possano anche non interessare. Torniamo al racconto, che merita maggior attenzione del sottoscritto. Il postmodernismo è finito, o, cosa che va benissimo comunque, si è ridotto ad una nicchia per latecomers e/o one-trick-pony della tastiera. Noi saremo tutto segue la parabola di Eddie Lombardo, poi Florio, e poi di nuovo l’uno o l’altro secondo convenienza, figlio di padre comunista, sindacalista e scaricatore portuale a Seattle ad inizio ventesimo secolo; è una parabola complessa, perversa, violenta, e fedifraga. Una storia americana e universale, una storia cinica, più comune di quanto vorrebbe l’ipotesi, immemore delle vicende che crede di significare, che la natura umana sia buona, caritatevole, virtuosa. È questa anti-bontà di una parte della natura umana che Noi saremo tutto descrive senza pruriti: “Come i cristiani, gli anarchici e tutti gli idealisti, sono persuasi che gli uomini nascano buoni, e che poi qualcosa venga a deviare questa loro natura. Invece io e te […] sappiamo che è vero il contrario.” (383) A differenza dei suoi fratelli maggiori, Eddie abbandona presto la strada della lotta sindacale e delle rivendicazioni sociali per soddisfare i suoi più profondi istinti senza troppa pena. Ogni scelta è dettata in ossequio alla sua concupiscenza e in spregio ad ogni altro principio, regola, legame: “Un tradimento dopo l’altro. Delitti, violenze, corruzione, marciume. Tu sguazzi in tutto ciò che è sporco, Eddie, e lì cresci come una larva ripugnante” (373), gli dice il fratello Ricky. Tutto vero, tutto accurato, persino meno accusatorio di quanto potrebbe essere. Eddie vìola consuetudini e principi come respira. Sfrutta chi può, usa chi glielo permette, travolge chi gli si oppone. È un piccolo ingranaggio violento e sopraffatore all’interno di un grande, simile ingranaggio. Ha adottato ogni parte perché non ne ha amata alcuna; finisce, paralitico, con lo sputare addosso ad una coppia di giovani innamorati (ignaro che siano i discendenti della sua doppia nemesi muliebre, Benedetta ed Amanda) perché non è mai stato altro che quello: schiuma, feccia, anche se di un certo successo. Un eroe neoepico di una patria fetida, priva di terra, senza alcun popolo dietro di sé se non i morti che ha aggredito alle spalle, vigliaccamente, da meschino qual è. Un senza nulla.

PS: Noi saremo tutto è un oggetto neoepico di accurata precisione storiografica. La bibliografia posta alla fine ne dà un preciso esempio. Val la pena non solo leggerlo, ma ricordarlo, mentre posiamo gli occhi sulle attuali e passate miserie.

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