Paradiso

20.

L’italiano è una lingua strana uno crede da piccolo di imparare una cosa anzi non crede la impara semplicemente non ci sono molte scelte il mondo degli adulti tende sempre un po’ a dirigere le scelte altrui insomma uno impara una cosa per capirsi con tutte le persone del circondario e anche un po’ più in là invece risulta che non è mica così semplice i dizionari servono ma evidentemente non essendo stati unti dal signore tramandati in mezzo al fuoco suggeriti da immateriali voci bensì parrebbe scagliati con improperi e indignazione giù per la torre di babele non riescono ad accontentare tutti lasciano spazio a interpretazioni riletture conciliazioni contraddizioni scismi cioè lasciano che le persone che non li usano credano un po’ quello che vogliono associno parole e cose in un modo abbastanza folle perché gli animali che i) si agitano follemente, j) innumerevoli, k) disegnati con un pennello finissimo di peli di cammello dove altro potrebbero incontrarsi se non nella voce immateriale che ne pronuncia l’enumerazione, se non sulla pagina che la trascrive?  Dove possono giustapporsi se non nel non-luogo del linguaggio allora le giustapposizioni sovrapposizioni impalazioni sovrabbondano gli spazi sono aperti le possibilità infinite le costruzioni invisibili si moltiplicano non ci sono non ci sembrano essere limiti alle estrosità ma a volte bisogna riportare un minimo di direzione rotta tendenza niente di trascendentale ma giusto per permettere allo strumento di fare il suo lavoro le parole sono importanti chi parla male pensa male poi questa parola qua è già complicata di suo doppia per sé già più di quanto altre possano essere la triangolazione non so se chiuderebbe uno spazio più di quanto non ne moltiplichi probabilmente le dimensioni quando parlando in classe di cose edaci che si possono trovare al mercato la menzioni l’ultima cosa che mi aspetterei è di essere contraddetto non stiamo mica discutendo il primo emendamento la seconda parte della Costituzione a chi vada assegnata l’ uccisione di  Osama è solo un cocomero – dalle mie parti complichiamo un po’ le cose cambiamo genere e nome cocomero così diventa anguria – ma questa cosa io non l’ho mai sentita amo Pasolini rispetto la lingua dei contadini del mondo che sono poi miei parenti ma questo zapangalo non so da dove venga cosa sia in quale tassonomia figuri se però mi dici cara mia che è la parola convenzionale per quella cosa che nel bresciano confondiamo e transgeneriamo allora mi tocca non posso sorvolare mi pagano per riportare un minimo di ordine carabiniere indolente nolente indisponente ma lasciare vagare per la classe quello zapangalo wreaks havoc non si può allora intervengo ma non oso imporre suggerisco solo alla studentessa che magari una ricognizione dizionaria potrebbe chiarire pare che sia convincente forse no chi lo sa so solo che il moroso “italiano” non viene più evocato quale autorità linguistica e allora il cocomero e anche l’anguria ringraziano. E il personalissimo self-esteem del sottoscritto, mai troppo pronunciato (self-deprecative self, so to speak, è la tipica definizione che si becca gente come me. Se gioco a calcio però sono più others-deprecative, no question.) sorride un pochino.

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