Purgatorio

8.

Muoversi in America sgomenta all’inizio non c’è inizio fine del viaggio pare che due sole esperienze siano possibili si scivola dalla dimensione urbana civile a quella inurbana piana estesa che può ancora essere urbana un’urbanità allungata striata applicata casualmente sul terreno piano collinare il più delle volte come si stendesse ad asciugare un paio di pantaloni sul prato creando delle corrugate asperità alla fine dello sguardo si vede lo spazio quello che non è ancora stato trasumanato guardare negli States è percepire gli opposti l’infinito per quanto possibile  all’occhio e il finito umanizzato a bolle simili così ci si trova in mezzo a blister che si assomigliano si richiamano si copiano si emulano miglia di macchine urlanti glittering like gold se habla español accoppiate come croci in un cimitero guidabile pompe di benzina auto service tune-up service “wow oil change now” for half price gelaterie delicatessen italian food market deli service l’idea del mall a cielo aperto ogni cosa raggruppata la concorrenza pedissequa  incomprensibile dei Gourmet ghetto dei service neighbours dei car dealers questi disturbati segni di abbondanza a sgomentare disarmare interrompere la vista l’affondo nello spazio umanizzato o meno che ti lasciano nel dubbio su quanti rancheros appiedati bocche affamate macchine disastrate  stanno in questo momento pascolando bestemmiando questuando andando a pezzi nella ubertosa America d’inizio XXI secolo.

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