Due incontri con Fredric Jameson

 “Tutto quanto sappiamo riguardo al realismo risulta sempre essere qualcosa di diverso dal realismo” dice con la consueta pacata ironia Fredric Jameson, mentre a tutti scappa da ridere, in un seminario dedicato alla discussione di un’anticipazione del suo prossimo libro, The Antinomies of Realism. Il realismo si basa sulla propria sconfitta, dice ancora, vorrebbe essere un concetto estetico dopo esser stato elemento epistemologico, e le cose non si conciliano. Perciò non va considerato come un fenomeno in sé, bensì si tratta di un pericoloso ed instabile compromesso tra due distinti e antitetici impulsi: il destino e l’eterno presente. All’intersezione di questi due termini sta il realismo dice Jameson (e a me scappa da ridere pensando a certi volumi collettanei usciti dall’accademia italiana pochi anni fa…). In tutto questo l’esperienza è diventata il luogo della contingenza, scrive nel suo estratto Jameson, tanto che se sembra aver qualche significato subito ci insospettiamo riguardo alla sua autenticità: ironico, no, come il realismo autentico ci dovrebbe insospettire? La demolizione di alcuni concetti fondamentali della recente teoria critica vede forse il suo culmine quando Jameson, durante la sessione di domande, afferma che soggetto e soggettività sono, a suo modo di vedere, solo ideologie, che hanno ormai perso ogni utilità per comprendere cosa succede oggi. Per dirla con il Grande Gatsby, ci sono solo eventi, né personaggi né narratori. Dopo aver detto di volersi fermare ed osservare ciò che succede nello spazio, qualcuno tra il pubblico ribatte che ne è stato del celeberrimo “Historicize, always!” con cui si apre il suo Political Inconscious e lui, con la disinvoltura permessa a coloro che hanno scritto molto e pensato di più, dice che è una domanda imbarazzante, ma che non se ne preoccuperà per il momento, perché ha altro a cui pensare. Gli pare, in ogni caso, di essere ancora lì a storicizzare… E termina con una citazione – alla sua maniera, cioè priva di riferimenti bibliografici… – da Deleuze: né speranza né disperazione, ma nuove armi!

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