Codici

Non la conoscevo, ma all’inizio pensavo fosse una buona scelta, responsabile (vocabolo che andrà risemantizzato, dopo l’inglorioso 2011 e l’anche peggiore inizio 2012), preparata alla difficile situazione che avrebbe certamente trovato. Mai aspettativa è andata più delusa di questa. La ministra Fornero, in questi pochi mesi di incarico governativo, ha rapidamente mostrato quanto sia lontana dall’aver le doti che in questo momento sarebbero tanto utili al paese: doti politiche, cioè. E il sintomo della impreparazione dell’attuale ministra del lavoro sta tutto nella sua terminologia che, sorprendentemente, sfiora livelli da esecutivo del mai nemmeno per sbaglio rimpianto, nonostante la pochezza anche di questa compagine governativa, Mr. B, per non dir peggio.

Sorprendente, almeno per me, è il fatto che la ministra non perda occasione per mostrarsi autoritaria, mancando purtroppo di autorevolezza. Parla come farebbe l’assessore del mio paese di provincia, anziché come una docente universitaria: paccate di miliardi, piatti di pastasciutta che sarebbero l’unico obiettivo di chi, in momenti difficili, usufruirebbe di un reddito di cittadinanza anziché incentivare la volontà di migliorare la propria condizione, accuse di privilegi a destra e manca (sottintendendo in tutta evidenza che, invece, quanto lei ha è frutto del merito), malinteso senso magistrale buttato in faccia a chiunque le si metta di traverso. Parla male, e pare pensare peggio. Ovviamente erudita — immagino, forse a torto — in quella che Aristotele definì crematistica, non sembra aver capito che occupa un ruolo in cui dovrebbe tirar fuori doti politiche. Ma questo è un difetto che purtroppo condivide con i suoi colleghi, a partire dal Primo Ministro.

La politica a chi di politica si occupa, please.

UPDATE: da qualche giorno qua negli States si fa un gran parlare di Game Change, il film realizzato dalla HBO sulla base dell’omonimo libro scritto da una coppia di giornalisti, la cui trama verte attorno a Sarah Palin, l’ex governatrice dell’Alaska scelta nel 2008 da John Mc Cain quale suo vice nella corsa alla Casa Bianca, vinta poi da Obama. Vi risparmio i dettagli, a parte uno, quello che va per la maggiore in tutti i programmi di news di questi giorni: la scelta della Palin ha segnato la storia, si dice, e dopo questa infelicissima scelta — e scampato pericolo — non sarà più possibile che tanta approssimazione venga messa in campo al momento di individuare una figura politica di tale responsabilità. Non credo che sarà questo il caso (se la storia fosse davvero maestra Machiavelli non avrebbe dovuto spendere la sua intera vita a ripeterlo), ma mi piacerebbe che si cominciasse a vedere la scelta del ministro del lavoro Fornero, del suo vice Martone, e di altri di questo gabinetto Monti nella stessa chiave.

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