Mare Deserto / Desert Sea

Ieri a Torino, per la giornata mondiale del migrante, ho visto un documentario, “Mare Deserto”, preparato dai giornalisti della televisione svizzera-italiana Emiliano Bos e Paul Nicol. Vi si racconta la tragedia di una delle tante imbarcazioni che cercano di attraversare il braccio di mare tra le coste africane e il sud Europa, in molti casi l’Italia. La barca, con a bordo una settantina di persone, ha vagato per circa due settimane in mare aperto, dopo essere stata avvistata da una nave NATO impegnata nel conflitto anti-Gheddafi dello scorso anno sin dal primo giorno di navigazione. La cronaca di quello che succede dopo questo primo avvistamento è agghiacciante, e fa infuriare. L’atteggiamento dei portavoce NATO, intervistati dal giornalista Bos — presente in sala, e ancora giustamente incazzato e indignato — è, come da copione, disgustoso.  La NATO, incalzata da alcuni membri del Consiglio d’Europa alla ricerca di informazioni meno farsesche di quelle inizialmente propinate, sarà in seguito costretta ad una marcia indietro, giocando sulla semantica per giustificare il mancato soccorso dell’imbarcazione alla deriva. Di tutte le persone a bordo, solo nove sono sopravvissute. Di queste nove, alcune sono ancora residenti in Italia, in attesa di documentazione. Se le parole avessero ancora un valore, bisognerebbe parlare di vergogna e di criminale volontà di poche bande elitarie di questo primo mondo che non sa far altro che riprodurre un modello di convivenza esiziale per molta parte del resto del pianeta, che distorce le leggi per coprire le proprie perversioni economiche e esistenziali, che si adopera per mantenere la propria corrotta morale di vita. Ma le parole possono poco contro chi possiede l’arma del denaro. E quest’arma non smette di ferire, mutilare, ammazzare.

    • maurizio vito

      Tutto sommato le cannonate le comprendo: ti sei arricchito ammazzando stuprando violentando e non vuoi spartire, va bene, conosco il genere (modello colonialista/imperialista) e sei il mio nemico, è tutto chiaro. Ma quando ti vengono lì, con la loro bella faccia pulita, a fare i santarellini, allora mi incazzo: ma come, sei una immonda creatura, io lo so tu lo sai, e mi fai la vergine delle rocce? Stronz*.

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