Non ci sono soldi (parte III, sezione provinciale)

[Fateci caso: la mancanza di soldi è inversamente proporzionale alla presenza di disonestà e/o incompetenza. Casualità, ça va sans dire]

Il crepuscolo del potere.

Dalla fine di agosto i cittadini bresciani hanno progressivamente scoperto che la gestione delle cosiddette “grandi mostre” da parte dell’amministrazione comunale di Brescia aveva qualcosa che non andava.

Tutto comincia con la pubblicazione in rete, su Facebook, da parte di Rocco Vergani (già consigliere comunale del Partito Democratico), della fotografia di una matrice di biglietto della mostra su Matisse recante un numero incompatibile con l’afflusso di oltre 240.000 visitatori dichiarato dalla società organizzatrice, Artematica.

Come tutti sanno, quel numero di visitatori vale, per Artematica, 2 milioni e 300 mila euro, che la fondazione Brescia Musei paga coi soldi del comune. Un numero inferiore sarebbe valso 300.000 e, forse, 500.000 euro in meno.

Nelle polemiche che si sviluppano nell’immediato si distingue l’assessore alla cultura Andrea Arcai che, memore della sua tradizione politica, aggredisce il dissenso e la critica da par suo: con le minacce. Secondo questo preparato pubblico amministratore i dati numerici forniti da Artematica sono sacri, e chi osa metterli in dubbio “ne pagherà le conseguenze”.

Inutile fare la storia di come si sviluppa la vicenda, tra articoli di stampa sempre più critici, pubblicazione sul Corriere dei biglietti degli ultimi tre visitatori recanti un numero progressivo che arriva alla metà degli accessi dichiarati dagli organizzatori, indagini della Procura della Repubblica e, infine, dichiarazioni di sindaco e giunta, critici verso Artematica.

Merita ricordare che il 05/09/2012 il Corriere pubblica la presa di posizione di Tempo Moderno, che invita Arcai a prendere atto che i dati di Artematica erano ormai criticati dal suo sindaco e dalla sua giunta, e a pagarne le conseguenze dimettendosi. L’assessore alla cultura, con cristallino senso delle istituzioni, ha reagito deridendo Tempo Moderno e, sghignazzando, ha proclamato “col cavolo che mi dimetto!”.

Un’osservazione semplice e potente sulla vicenda è offerta da Roberto Bianchi in un suo pezzo della settimana scorsa, pubblicato su Tempo Moderno in altra sezione, nel quale si legge:

Fossero anche veri i dati forniti da Artematica (e pare difficile), credo ci voglia proprio tutta per sottoscrivere un contratto che prevede la semplice autocertificazione relativa al numero di biglietti venduti.
Traduciamo bene il concetto di autocertificazione:
“Tu Bresciamusei mi devi 200.000 euro perché abbiamo raggiunto un certo numero di visitatori”.
“Chi lo dice che l’abbiamo raggiunto?. “
“Io”.
A metterla giù così, alla bresciana, viene persino da ridere.

La questione delle modalità di controllo delle risorse pubbliche è preliminare a qualsiasi dibattito sull’idea di cultura che ciascuno vorrebbe veder sviluppata. E il manipolo di statisti che sta in Loggia, con l’assessore alla cultura in testa, è stato quanto meno superficiale.”

L’epilogo della storia, almeno sul piano politico (perché da adesso in poi potrà essere cronaca giudiziaria o pochade, ma poco cambierà) è di ieri: ricevuti i dati ufficiali SIAE, sindaco e giunta proclamano al popolo, indignati, che i 240.000 visitatori dichiarati da Artematica (nel frattempo messa strategicamente in liquidazione) in realtà sono la metà.

Conseguenze: propositi bellicosi e revisione dei risultati anche della precedente mostra sugli Inca.

E l’inclito assessore alla cultura? Resta al suo posto, ci mancherebbe; secondo il sindaco ha fatto delle dichiarazioni avventate, ma è in buona fede.

Come se un amministratore inadeguato ma in buona fede fosse meno pericoloso di un mariuolo scaltro.

Insomma, il clima, ormai, è da ultimi giorni dell’impero, con il conseguente scatenamento di tutte le brame, anche quelle finora rimaste represse, e la perdita di ogni inibizione.

Un clima che i ricordi scolastici inducono ad accostare alla leggenda di Caligola che nomina senatore il suo cavallo Incitatus.

Questa giunta la ricorderemo per avere speso una montagna di soldi comperando, quasi sempre a prezzi doppi, l’ex Oviesse, le sedi dei vigili a Sanpolino e in via San Faustino e un bel campo di patate a Guidizzolo, per avere evitato (anche se solo per qualche mese) a qualcuno il fallimento acquistando la OMB con un impegno di quasi 20 milioni; ma anche per avere  speso soldi su progetti di opere abortite, come il cubo bianco e, prossimamente, il parcheggio sotto il castello; per avere gettato denari smantellando la pensilina e riducendo piazza Rovetta a uno squallido parcheggio.

E da ieri, per essersi fatta (“in buona fede”…) buggerare da Artematica.

In questa sfavillante temperie, a fine agosto-primi settembre è passata nel silenzio della calura estiva la notizia dell’iniziativa intrapresa dal comune per fare di Brescia una smart-city, inserendo l’amministrazione in un programma del Ministero per l’istruzione, l’università e la ricerca, che prevede la raccolta di progetti e proposte avanzati da giovani infratrentenni.

Una cosa interessante, che un risultato lo ha prodotto subito: una nomina.

Si legge, infatti, sui giornali ma anche negli atti formali del comune, che il referente dell’iniziativa nell’amministrazione è una neoconsulente che risponde al nome di Nadia Busato, in arte Nadiolinda, di professione blogger e collaboratrice di testate giornalistiche.

Compenso: 40.000 euro.

La scelta sarà stata certo oculata e ponderata, fondata sulla convincente valutazione dell’esperienza, dei titoli, della formazione e delle competenze della consulente; tuttavia, da quel che si legge, si ricava la sgradevole sensazione che, nel procedimento di scelta, sia mancato un elemento essenziale in una pubblica amministrazione: la selezione con procedura di evidenza pubblica.

Selezione di cui non si trova traccia sul portale del comune: non la menzione di un bando, né la pubblicazione di una graduatoria.

Chissà se Caligola aveva esaminato il curriculum di Incitatus.

Brescia, 19 settembre 2012

Tempo Moderno

LA NOBILTÀ DELLA POLITICA: TRENTASETTESIMA PUNTATA “ IL CREPUSCOLO DEL POTERE.

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