Tempo di uccidere?

La vittoria di Obama nel 2008, primo presidente non bianco degli Stati Uniti, aveva scoperchiato la pentola razzista che non ha mai smesso di bollire, da queste parti. La sensazione che un individuo con meno diritti e privilegi stesse usurpando il ruolo dell’uomo bianco strisciava in parecchi stati e ambienti pubblici. I social network e le trasmissioni televisive o radiofoniche dominate dalla destra più becera avevano dato spazio a questa rabbia irrazionale, violenta, e prevaricatrice. Da qui l’emergere del Tea Party, protagonista principale della vittoria delle elezioni di medio termine del 2010, dove i democratici, lenti a capire la nuova aria, hanno battuto pesantemente a terra, primo tra tutti il presidente stesso, che fece scalpore affermando di avere appena vissuto un momento shellacking. Due anni sono trascorsi da quel trauma, e i democratici hanno dimostrato di aver capito la lezione. Ad essere shellacked questa volta è stato Romney ed il Republican party, gli avversari di Obama.

Ma questo fa parte del gioco, in un sistema bipolare si vince e si perde con regolare frequenza. Ciò che regolare non è, invece, è il livello di stupida, irresponsabile, inconscia violenza che la componente bianca ed estremista continua a mostrare nei confronti del loro presidente. E non si tratta solo di ricchi bianchi del sud arrabbiati per il trono sottratto loro, purtroppo. Ma persino di impiegate di gelaterie come questa tale che, dopo aver tweettato insulti (sotto la traccia nera sta il termine “nigger,” pare) e auguri di rapido assassinio nei confronti di Obama, si stupisce della reazione altrui. Gli apprendisti stregoni repubblicani hanno perso il controllo della miscela esplosiva, non avendo essi stessa idea di come leggere il manuale per l’uso. Sembra davvero miracoloso che non sia capitato nulla ad Obama durante il suo primo mandato, vista l’aria.

PS: la gentildonna è stata licenziata.

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