In territorio nemico

In territorio nemico(1)Mentre gli Stati Uniti possiedono l’indiscutibile supremazia sulla forse discutibile disciplina del creative writing, in tempi recenti l’Italia si è distinta, senza praticamente rivali, per una modalità di scrittura poco praticata altrove: la scrittura collettiva. Tralasciando ovvie considerazioni rispetto all’impossibilità di una scrittura totalmente individuale, senza una qualsivoglia forma di partecipazione esterna (materiale d’archivio, memorie orali, supporti visivi, ecc.) che rende perciò ogni scritto opera collettiva, la produzione materiale e diretta dell’oggetto narrativo da parte di più individui dà origine ad un oggetto simbolico di natura complessa e feconda. Se il numero di coloro che ci ‘mettono le mani’ è, poi, letteralmente inaudito, come nel caso in oggetto, la questione assume ulteriori spazi di profondità. In territorio nemico è l’opera di cui sto parlando, un romanzo storico in cui hanno avuto una parte elaborativa  centoquindici (115) individui, con mansioni diverse, a volte multiple (ricavo queste informazioni dalle pagine apposte a fine romanzo). Per molti anni (dal 2007 all’edizione finale), questa comunità si è incontrata e ha collaborato attraverso questo sito web, fondato e gestito da Gregorio Magini e Vanni Santoni, dalla cui collaborazione è nata l’idea di approntare una metodologia di scrittura collettiva mettendo a frutto le potenzialità del web. Il risultato più compiuto è appunto In territorio nemico. L’opera ruota attorno a tre personaggi principali: un ufficiale della regia marina italiana, sua sorella, una donna borghese sposata e “indifferente” sino a che le circostanze le permettono di rimanere distaccata, e il marito di lei, fragile e impotente di fronte alla disumanità del fascismo e alle proprie. Due di costoro si uniranno alla Resistenza, sempre mantenendo la propria umanità anche attraverso il ricordo costante del images-1proprio caro di cui ignorano il destino e temono il peggio. Il terzo invece si richiuderà nelle proprie manie e ossessioni, autorecludendosi in un guscio dal quale verrà strappato, grazie ad un fortunoso caso, appena prima di scivolare nel definitivo oblio. Tre diversi destini, tre diverse reazioni di fronte ad un’inimmaginabile catastrofe, In territorio nemico è un intreccio di reali eventi e fittizie creazioni, seguendo la lettera del romanzo neostorico contemporaneo (per dirla con una studiosa del genere, G. Benvenuti). Nessuna redenzione once and for all, per chicchessia, alla fine di ogni lunga tragedia, sembra dirci la compagnia dei 150. Solo la fatica di dover ricominciare, sempre, in circostanze diverse, a fare ciò che è giusto e degno fare: per noi stessi, e per chi sta da questa nostra parte, in solidale vicinanza.

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