Partigia

PartigiaSono alle prese con Partigia. Una storia della Resistenza, di Sergio Luzzatto. Uscita nello stesso mese di Point Lenana, la storia di Luzzatto si concentra sulle vicende di renitenti e resistenti italiani ed ebrei dopo l’infausto 8 settembre di settant’anni fa.

Mi trovo, una volta di più, a verificare l’esattezza delle considerazioni di chi ritiene che i testi, ogni tipo di testo, viene prodotto entro un contesto semiotico, cerca un certo pubblico, adotta certe strategie discorsive (penso a Mario Vegetti, soprattutto).[1] Ma, in particolare, mi trovo a pensare come queste ultime decadi di appagamento materiale abbiano condotto la nostra società nel baratro intellettuale, etico, persino logico, in cui ci troviamo oggidì.

Partigia è testo neostorico, ed ha la precisione e la brillantezza della narrazione migliore di quello stile, un testo che non esito ad avvicinare alle migliori produzioni di Stephen Greenblatt, il cui recente The Swerve (Norton&Company, 2011) ricostruisce momenti cruciali della storia dell’Umanesimo italiano, e delle conseguenze epocali che da esso sono derivate.

Partigia interroga un momento terribile ed estenuante, un frammento microstorico della recente storia italiana. Protagonisti sono giovani uomini e donne del Piemonte costretti a nascondersi e ad organizzarsi contro fascisti e nazisti nelle piccole valli della regione del nord-ovest italiano, alcuni dei quali per non perder pietà si fecero spietati, e ne pagarono le conseguenze. Ma di questo, e di molto altro, già parla Luzzatto. Ciò che invece muove alla rassegnazione, alla rabbia susseguente, e infine alla sensazione esistenzialista di esser arrivati alla fine della festa, è la desolazione a cui ci si trova di fronte oggi giorno, nell’età in cui chiunque ha a disposizione un medium personale e allo stesso tempo non ha nulla da dire. Nelle prime 100 pagine di Partigia si evocano, come protagonisti della microstoria  in questione, titani che rispondono al nome di Primo Levi, Paolo Spriano, Bianca Guidetti Serra, Camillo Olivetti. E nella nostra contemporanea microstoria occupano invece posti d’onore dei mentecatti poltronisti e impegnati ad ingozzarsi in ristoranti di lusso a spese di chi paga le tasse. Per tacer di B******a e del legaiolo, multi-incaricato S******i.


[1] Non ho citato Point Lenana  a caso. A pagina 27 di Partigia, Luzzatto scrive: “Avevo dimenticato la lezione di Richard Cobb, studioso britannico della Rivoluzione francese, secondo cui la storia va percorsa a piedi oltreché letta, va frequentata in loco oltreché nelle pagine dei libri e nelle buste degli archivi.” Chiunque abbia in mente l’endiadi “negli archivi e per le strade” o il “keep your ass on the road” tour, non necessita di ulteriori spiegazioni. Per chiunque altr* si trovasse a leggere queste righe senza aver letto Point Lenana o essendo a digiuno di New Italian Epic, go get ‘em.

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