Meglio il diluvio

PPP“Dunque: indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione di denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali, con i banchieri, connivenza con la mafia, alto tradimento in favore di una nazione straniera, collaborazione con la Cia, uso illecito di enti come il Sid, responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia, e Bologna [??] (almeno in quanto colpevole incapacità di punirne gli esecutori), distruzione paesaggistica e urbanistica dell’Italia, responsabilità della degradazione antropologica degli italiani (responsabilità, questa, aggravata dalla sua totale inconsapevolezza), responsabilità della condizione, come si usa dire, paurosa, delle scuole, degli ospedali e di ogni opera pubblica primaria, responsabilità dell’abbandono «selvaggio» delle campagne, responsabilità dell’esplosione «selvaggia» della cultura di massa e dei mass media, responsabilità della stupidità delittuosa della televisione, responsabilità del decadimento della Chiesa, e, infine, oltre a tutto il resto, magari anche distribuzione borbonica delle cariche pubbliche ad adulatori.” 

Quando l’indignato Pasolini Pier Paolo attacca “coloro che hanno governato l’Italia negli ultimi trent’anni” si può ancora riuscire a distinguere tra ‘noi’ e ‘loro’, tra chi è rimasto dalla parte ‘giusta’ (sebbene con ‘distinguo’ che iniziano a farsi sempre più bizantini e scivolosi) e tra i responsabili materiali del degrado. “Bisognerebbe processare i gerarchi DC”, titola un altro famoso capitolo delle medesime Lettere luterane da cui è tratta la citazione supra, onde evitare possibili fraintendimenti. Oggi siamo più fortunati, non abbiamo bisogno di distinguo: dai ‘garanti istituzionali’ ai ‘rottamatori’, dai ‘vaffanculisti’ ai ‘responsabili’, per finire all’ineffabile, inenarrabile, immarcescibile signor b., impossibile scusare chicchessia. Ci si trova di fronte una galleria di uomini infami che forse ammutolirebbe anche quella tempra di uomo di Foucault.

E nessun*  che abbia mai il coraggio di dire: ok, basta, ho danneggiato a sufficienza. No, son sempre lì, con qualche improbabile scusa, a spiegarci perché sarebbe peggio senza loro, senza l’argine che la loro stoicità oppone al diluvio.

Meglio il diluvio.

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