Pres2016#1

PE2016La campagna elettorale negli States non finisce mai. Poiché si elegge il presidente ogni 4 anni, si rinnova il Congresso ogni due, governatori, e sindaci continuamente, per non parlare di procuratori, giudici e compagnia giudicante (purtroppo, anche la giustizia è una questione sottoposta alla politica negli Stati Uniti), il risultato è un ininterrotto fiume di dichiarazioni pubbliche, comitati elettorali, sondaggi (a chiunque è nota la passione per le statistiche che pervade ogni ambito pubblico e privato oltreoceano). Ma le presidenziali rimangono ovviamente il campo di battaglia più infuocato e più ricco di conseguenze, dentro e fuori lo spazio federale. Quest’anno i due campi, democratico e repubblicano, si distinguono drasticamente. Nel primo, due soli candidati sono rimasti a contendersi la nomination: Bernie Sanders e Hillary Clinton. Clinton non ha bisogno di presentazioni, avendo ricevuto più attenzione di quanta ne volesse sin dalla presidenza del marito, il fedifrago Bill. Sanders, invece, prima di questa campagna era noto solo a coloro che fossero appassionati di politica americana. Oggi le cose sono cambiate, e da pochi giorni Sanders ha guadagnato la singolare distinzione di essere il primo candidato ebraico ad aver vinto le primarie in uno stato USA. Lo stato è il New Hampshire, piccolo, certamente non decisivo, ma significativo. Ed ancor di più lo è il distacco inflitto a Hillary Clinton, di ben 22 punti percentuali. Ma ora viene il difficile, dato che in South Carolina e nel resto del Sud Sanders dovrà guadagnare la fiducia dell’elettorato afro-americano e delle donne, se vuol continuare a coltivare sogni di vittoria. La sfida tra i due candidati democratici si è distinta soprattutto per il reiterato desideri di entrambi di dibattere questioni di interesse nazionale, mantenendo al minimo gli attacchi personali.

L’esatto opposto sta accadendo nel campo repubblicano, che ha visto entrare in competizione un numero esorbitante di candidati, più di una dozzina, molti dei quali senza alcuna reale possibilità di giungere alla nomination. Oggi, ne sono rimasti in lizza ancora 6: un ex-neurochirurgo, Ben Carson, un miliardario costruttore, Donald Trump, e una serie di ex- o attuali uomini politici: Jeb Bush, John Kasich, Marco Rubio, e Ted Cruz. Mai come in questo caso ci si dovrebbe ricordare che la campagna elettorale presidenziale è soprattutto un tentativo di convincere il pubblico che il candidato vuole solo esaudire i desideri di chi lo eleggerà. Nulla va preso per oro colato. Nello specifico, nulla di quanto sin qua dichiarato nemmeno si avvicina lontanamente alla qualità di un metallo prezioso, dato che i 6 candidati sopravvissuti alla berlina non hanno fatto altro che emettere annunci vaghissimi, e sono entrati nel dettaglio solo quando si è trattato di insultarsi e denigrarsi a vicenda. Ci aspettano altri circa 9 mesi agghiaccianti, da questo lato.

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