Categoria: 2001-2011 Expat Years

It’s the end of the world as we know it

I have been looking for a job in Italian Studies in North America (mostly) since Fall 2007. After one good year, the crisis hit hard, and the sector bogged down, severely depressed, bordering non-existence ever since. Today, April 12, it hit a new low.

This is a screenshot of the MLA job list for Foreign languages, entry Italian, which I have taken a few minutes ago.

Screen Shot 2013-04-12 at 10.25.10 AMApril is the cruelest month, as the poet says.

Purgatorio

# (Ho perso il conto)

Il problema con gli spazi americani mi pare che sia semplice non si sa dove comincino e meno ancora se e dove finiscano questo mi pare riguardi ogni tipo di spazio sia urbano che naturale ci sono grumi di cose e tu ti ci trovi in mezzo potrebbe essere un bosco una città la metropolitana a proposito l’impressione urbana peggiore l’ho provata a New York Continua a leggere

Paradiso

22.

I’ll call you. Not, that is.

Non so perché ma funziona cosí tu incontri per la strada un amico un conoscente qualcuno o qualcuna con cui ad un certo punto hai incrociato la tua strada scambi due parole siete entrambi di fretta si è sempre diretti altrove negli States c’è sempre un appuntamento da rispettare un meeting a cui partecipare un date da incontrare mentre ti sbatti contro scambi due parole vai di corsa ti chiamo ci sentiamo beviamo qualcosa sono obbligatori non c’è un americano un’americana che non si congedi così tu aspetti aspetti pensi di aver capito bene poi pensi che non hai capito bene hai ragione in entrambi i casi ma lo scopri solo anni dopo hai capito bene perché il conoscente l’amico si fa per dire ti ha veramente detto ci sentiamo prendiamo un caffè una birra hai capito male perché s/he did not mean it non pensava davvero di sentirti prendere un caffè bere una birra sono cose che si dicono perché è polite è come quando incontri qualcuno nessuno chiunque per strada il saluto più comune è how you doing? Continua a leggere

Paradiso

21.

Paradise police mi verrebbe da chiamarla un evidente ossimoro certo un’evoluta restituzione della fortezza medievale una cosa che in realtà mi dovrebbe essere parecchio familiare presente in massa nella padania frodatrice e accumulatrice natìa paradisi col filo spinato e mastini dissuasori pistola libera omicidio preventivo a protezione del sudato occultato “nero” da record mondiale la versione 2.0 pittsburghese poi scoprirò che non si tratta di un’esclusiva ma appartiene all’intero universo nordamericano irrompe completamente inaspettata vedere massive figure bardate uniformate deformate dalle enormi armi da fuoco e altri strumenti d’assalto repressione annichilimento intimorisce incute senso di fragilità impotenza precarietà silenzio il contrario di quanto l’istituzione di cui stanno a protezione insegna alleva stimola il paradiso difende corporativamente respinge risolutamente niente prigionieri anzi tutti imprigionati.

Resultanze in merito alle aspettative di un candidato in italianistica

Sono arrivato a Berkeley alla fine luglio del 2003, per iniziare il mio Ph.D. nella prestigiosa Università della California. Ero in borsa di studio, quel primo, anno, dunque mi pagavano – non molto, ma era uno stipendio sufficiente per vivere qui – solo per andare a lezione: cosa inaudita, dalle nostre (italiane) parti. La biblioteca apriva alle 9 di mattina, io arrivavo con calma, verso le 8:30, entravo al Free Speech Movement Cafè, prendevo un croissant e un espresso (terribile, come lo è tutt’ora), e mi mettevo fuori sul terrazzo, per una decina di minuti. Facevo due cose, principalmente: basking in the glow and relax. Mi ripetevo come ero fortunato, nonostante tutte le scelte che avevo fatto in passato, ad avere questa opportunità, e mi godevo il panorama del campus vuoto, addormentato, che si stiracchiava prima di iniziare la propria formicolante giornata. Pensavo sarei diventato un accademico, non molti anni dopo. Oggi, circa nove anni sono passati, e non ne sono affatto sicuro, anzi, ogni giorno sembra negare un po’ di più le aspettative di quel mv più inesperto e irrealisticamente, parrebbe,  fiducioso nel sol dell’avvenire. Continua a leggere

Purgatorio: Anthony James Gregor

Ho sentito Pasquale di recente mi suggerisce di parlare con un famoso studioso del fascismo americano che sta a Berkeley in realtà Pasquale all’inizio mi consiglia di leggere le cose scritte dal deceduto summenzionato personaggio  io gli dico non sono sicurissimo ma non credo sia deceduto Pasquale allora mi chiede di intervistarlo per la rivista specializzata con cui collabora lui mi manderà le domande se il personaggio in questione è d’accordo poi facciamo l’intervista il professore ci sta dopo un breve scambio di messaggi in estate torno a Berkeley e alla fine riusciamo a metterci d’accordo per fare l’intervista alcuni mesi dopo ho tradotto le domande di Pasquale vado dal professore con l’amico Anthony curioso quanto me di incontrare l’eccentrico controverso studioso. Continua a leggere

Purgatorio

8.

Muoversi in America sgomenta all’inizio non c’è inizio fine del viaggio pare che due sole esperienze siano possibili si scivola dalla dimensione urbana civile a quella inurbana piana estesa che può ancora essere urbana un’urbanità allungata striata applicata casualmente sul terreno piano collinare il più delle volte come si stendesse ad asciugare un paio di pantaloni sul prato creando delle corrugate asperità alla fine dello sguardo si vede lo spazio quello che non è ancora stato trasumanato guardare negli States è percepire gli opposti l’infinito per quanto possibile  all’occhio e il finito umanizzato a bolle simili così ci si trova in mezzo a blister che si assomigliano si richiamano si copiano si emulano miglia di macchine urlanti glittering like gold se habla español accoppiate come croci in un cimitero guidabile pompe di benzina auto service tune-up service “wow oil change now” for half price gelaterie delicatessen italian food market deli service l’idea del mall a cielo aperto ogni cosa raggruppata la concorrenza pedissequa  incomprensibile dei Gourmet ghetto dei service neighbours dei car dealers questi disturbati segni di abbondanza a sgomentare disarmare interrompere la vista l’affondo nello spazio umanizzato o meno che ti lasciano nel dubbio su quanti rancheros appiedati bocche affamate macchine disastrate  stanno in questo momento pascolando bestemmiando questuando andando a pezzi nella ubertosa America d’inizio XXI secolo.