Categoria: Aforismi per il XXI Secolo

Aforismi del XXI secolo (vergati nel secolo XV)

Sulla tirannide e sul tiranno, Savonarola dixit. Memento.
  1. Una cattiva tirannide è la peggiore forma di governo, perché si discosta di più dal bene comune e lo distrugge. Per il gran numero di fantasie, tristezze e timori che sempre gli rodono l’animo, ricerca i piaceri come medicine ai suoi tormenti: per questo quasi non esiste tiranno che non sia lussurioso e dedito ai godimenti della carne.
  2. Il peggior governo come per Firenze tanto per Milano è quello di chi da privato cittadino diventa tiranno; egli deruba il principato, e ciò che è comune.
  3. Il tiranno ha virtualmente tutti i peccati del mondo; primo, perché egli ha la superbia, la lussuria e l’avarizia, che sono la radice di ogni male; secondo, perché, essendo il suo obiettivo quello di mantenere il potere, non vi è cosa che non faccia per conservarlo; egli ha dunque in animo, o nelle sue abitudini, tutti i peccati del mondo; terzo, perché il suo perverso governo genera nel popolo ogni sorta di colpa, di cui egli è però responsabile, come se lui stesso l’avesse commessa; per cui è corrotta ogni parte della sua anima.
  4. E perciò quanto più il tiranno si mostra pubblicamente morigerato, tanto più è astuto, malvagio.
  5. Il tiranno si rivela pessimo nel governare, in quanto bada soprattutto che si realizzino tre condizioni. Prima, che i sudditi non comprendano nulla dell’esercizio del potere. Seconda, che nascano discordie tra i cittadini. Terza condizione, che sia ridotta l’autorità e la forza dei potenti, per sentirsi sicuro; e fa in modo che i cittadini siano tra loro il più possibile aspri e asociali.
  6.  Ha osservatori e spie in ogni luogo, che gli riferiscono ciò che si fa e si dice, tanto maschi che femmine, tanto preti e religiosi che laici.
  7. Fa di tutto perché il popolo sia sempre indaffarato per poter sopravvivere, e perciò lo tiene, quanto può, in ristrettezze con tributi e gabelle.
  8. Onora gli adulatori, perché ognuno si sforzi di adularlo e di sostenerlo; ha in odio chi dice la verità, perché non tollera che lo si contrasti. Per questo disprezza gli uomini liberi nel parlare e non li vuole vicini.
  9. Coltiva le amicizie di signori e gran maestri stranieri, perché considera avversari i suoi cittadini e di loro ha sempre paura;  si presenta come artefice di tutti gli onori.
  10. Allo stesso modo cerca di sembrare religioso e dedito al culto divino; ma compie solo alcuni atti esteriori. Intrattiene anche colloqui con i religiosi ma, dall’altra parte, offende la religione.
  11. Spesso trama di nascosto per togliere prestigio a uomini importanti.
  12. Non permette ai giudici ordinari di amministrare la giustizia, per favorire, per ammazzare, o per danneggiare chi voglia.
  13. Si appropria del denaro comune. Attingendo al patrimonio comune molte volte innalza grandi palazzi e edifici sacri e ovunque appende i suoi contrassegni; mantiene cantori e cantatrici per esser, lui solo, magnificato. Cerca di pagare i suoi gregari con i beni altrui, assegnando incarichi cittadini, tolti ad altri, o elargendo benefici che non meritano.
  14. Esalta i malvagi, che senza la sua protezione sarebbero puniti dalla giustizia, perché, difendendolo, difendano anche se stessi.
  15. Chi non lo corteggia o non lo ossequia in casa o in pubblico è considerato un nemico.
  16. Nessun pubblico incarico può essere assegnato senza che egli lo sappia, anzi senza il suo diretto intervento; e persino i cuochi di palazzo e i famigli dei magistrati vuole che siano incaricati con il suo consenso.
  17. Tenta con astuzia di falsare ogni buona legge, perché contraria al suo governo ingiusto; e promulga continuamente nuove leggi per soddisfare i suoi intendimenti.
  18. In tutte le magistrature e negli incarichi pubblici, interni o esterni alla città, ha chi per lui vigila e riferisce tutto quanto viene detto e fatto, e chi si fa portavoce della sua volontà presso i pubblici ufficiali: per questo egli è il rifugio di tutti gli uomini scellerati e la rovina dei giusti.
  19. Il tiranno vuole poi primeggiare in tutto, anche nelle attività meno importanti, come il giuoco, la conversazione, la giostra, le corse dei cavalli, nel sapere; là dove c’è competizione, sempre cerca di riuscire primo; e quando con le sue capacità non può riuscirvi, prova ad essere superiore con la frode e l’inganno.
  20. Dappertutto ha ruffiani e ruffiane, che in diverso modo gli portano le donne e le figlie d’altri, specialmente durante i grandi conviti, quando le donne, senza che se ne accorgano, per vie segrete sono condotte in camere dove restano prese al laccio…”
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Aforismi per il XXI Secolo

The terror of the unforeseen is what the science of history hides, turning a disaster into an epic. (P. Roth, The Plot Against America, 114)

However, this is the age in which hero comes to the fore no longer, hence epic runs against the grain and the unforeseen is less scary than the daily toil. Or, the daily toil is so dreadful that no science or history can hide or obliterate its abysmal lack of… well… everything.

Aforismi del XXI Secolo

Scrive Viroli:

“Per Alano di Lille […] Le virtù politiche sono […] essenzialmente particolari e in questo senso si oppongono alle virtù cattoliche che sono genuinamente universali («catholice, quia universales»)” (Dalla politica alla ragion di stato, 10). Le politiche (tralascerei la virtù) di oggi certo continuano ad essere molto particolari, e non in un’accezione positiva del termine. Continuano ad opporsi a qualcosa di universale, certamente. Allo stesso tempo, oggi, di universale ci sono numerose cose che non sono virtuose affatto (e a cui le politiche certo non si oppongono, anzi), e non è detto che non provengano comunque dalla dottrina cattolica: fame, disperazione, ottundimento dei sensi e dell’intelligenza. Urbis et Orbis. Quando l’ottundimento universale penetra anche nell’azione e riflessione particolare, si ha forse la miseria dello stato attuale. Un’alleanza di cui non si sentiva il bisogno.

Aforismi del XXI Secolo

“L’imputazione più grave – per tutti, compreso il D’Angelo, ma particolarmente per il Castelli, il Masotto e il Calì – era quella di “attentato diretto alla distruzione e cangiamento dell’attuale forma di Governo”; poiché altro fine non potevano avere, quelle pugnalazioni fatte a caso, che il far rimpiangere l’ordine che la polizia borbonica sapeva mantenere. Intramontabile simulacro, sempre o vagheggiato o rimpianto dagli italiani, e da quelli del sud particolarmente: l’ordine. Mai avuto: ma, per incredibile inganno, ricordato. C’era. Non c’è.

Bisogna farlo tornare. Perciò i partiti d’ordine, gli uomini d’ordine: che possono farlo tornare.” (L. Sciascia, I pugnalatori). Il contrario esatto e sputato di oggigiorno: la situazione corrente si può declinare, a voler essere gentili, come lo“stato permanente dell’ammuina” immorale e corrotta grazie al contrordine che regna tra i partiti e gli uomini. Con buona pace dei bei tempi antichi in cui l’agognato e mai esistito ordine riscaldava i cuori.

AFORISMI PER IL XXI SECOLO

Dice Tronti: “Oggi una cosa è certa: puoi pensare la rivoluzione, ma non puoi farla. Questo non poter fare sovvertimento delle cose porta molti, porta quasi tutti, a dismettere un pensare alternativo e ad accogliere culture compatibili con la prassi vincente in atto. Nei casi migliori si attenua la carica antagonistica per ottenere un miglioramento delle condizioni presenti. Nei casi peggiori, si scavalca il campo e si passa dall’altra parte, assumendo il punto di vista dominante, visto che le cose stesse lo confermano. Il primo è l’errore del riformismo contemporaneo. Il secondo è un vero proprio cedimento alle ragioni dell’avversario. Ai primi bisogna riservare la critica, ai secondi il disprezzo.” Insomma, critico D’Alema ma disprezzo il povero Bondi, già duramente colpito dalla natura matrigna, per dirla col Leopardi. Nonostante l’assoluta brillantezza dell’analisi, maltratterei un po’ di più chi si ostina a rimanere nel “mio” campo e cerca magari di convincermi che lo fa per il mio bene.

AFORISMI PER IL XXI SECOLO

5. È universalmente noto cosa disse Mussolini a motivo dell’incarcerazione di Gramsci, e cioè che si doveva impedire a quel cervello di funzionare. Molti, troppi tra i parlamentari della Repubblica Italiana attuali (anno di dis/grazia 2011, tempo del terzo Gabinetto B********i…) certo non corrono tale rischio. Le carceri italiane scoppiano, i controllori stan peggio dei controllati, e anche l’imperatore non se la passa troppo bene.