Categoria: settanta

Sconfitte

Pzza LoggiaCi sono ferite e ferite. Ci sono sconfitte e sconfitte. Un conto è perdere una occasione, pur importantissima, sapendo che altre, inferiori e differenti magari, verranno, a mitigare la grande delusione patita. Ma ci sono sconfitte che sono non mitigabili, che nessun’altra missione compiuta possono attenuare, addolcire, lasciandoci una qualsivoglia forma di compiutezza, una qualsivoglia sensazione di aver chiuso i conti, in pareggio o in perdita non importa, ma che una pagina è conclusa. Continua a leggere

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L’aspra stagione


Nel 1991 ebbi la fortuna di assistere ad uno spettacolo straordinario, un allestimento imponente, in una città ed un luogo storico: il Lingotto di Torino. Luca Ronconi, allora direttore del Teatro Stabile del capoluogo piemontese, mise in scena, una scena davvero strabiliante, Gli ultimi giorni dell’umanità, opera-fiume sulla prima guerra mondiale scritta da uno dei più acuti geni d’inizio Novecento: il saggista e giornalista Karl Kraus. Il movimento durava quasi quattro ore. Gli spettatori potevano decidere di assistervi dall’interno, per così dire, oppure da una tribuna laterale da cui si poteva osservare ogni gesto. Continua a leggere

Piazza Loggia, vista da dentro

Questa è una delle fotografie scattate il 28 maggio 1974 nella mia città capoluogo, Brescia. Quel sabato mattina era stata indetta una manifestazione, e Piazza Loggia, il luogo in cui essa avrebbe visto il suo culmine, era piena di lavoratrici e lavoratori, privati e pubblici. I tempi erano difficili, il boom economico era finito da un po’,  la tensione sociale era alta. Mio padre, operaio alle “ceramiche” della Ideal-Standard, importante azienda di sanitari di Brescia, era in quella piazza. Con in tasca la tessera del PCI e quella della CGIL, non saltava uno sciopero o una manifestazione, come molti dei suoi compagni di lavoro. In alcune fotografie che si trovano in libro bianco pubblicato dopo la strage, lo si vede aggirarsi tra i superstiti, non è difficile immaginare cosa possa aver provato in quei momenti concitati, dolorosi, epocali.

Non fu più lo stesso dopo quella giornata, credo.

Nemmeno l’Italia lo fu.

Coprire i mandanti e gli autori di quelle stragi significa molto di più che coprire dei criminali: significa impedire di scrivere la storia, significa riscrivere la storia nella maniera raccontata da Walter Benjamin, quella che ammonisce che “anche i morti non saranno al sicuro dal nemico, se egli vince. E questo nemico non ha smesso di vincere.” (Angelus Novus, 78). Assolvere ogni imputato per la strage è vergognoso. Significa qualcosa di peggio che uccidere di nuovo le vittime e le idee di chi vittima non fu: significa considerarle morti utili.