Categoria: Works

Un viaggio che non promettiamo breve

wm1_viaggio_no_tav_cover_zerocalcareUn viaggio che non promettiamo breve di Wu Ming 1 è un tunnel geognostico nella storia e nella geografia della val Susa. È una galleria di cristallo che parte dal Monte Musinè, arriva in Europa e ritorna, parte dal movimento No Tav, arriva a Fra Dolcino e Margherita per poi tornare nei secoli di lotta XX e XXI dell’era neoliberista.

Un viaggio che non promettiamo breve è un tunnel geognostico che non invade, non deturpa, non umilia, ma informa, accompagna, chiarifica. A differenza del  gemello malefico indesiderato, questo tunnel è cauto e rispettoso. Continua a leggere

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L’invisibile ovunque

L’invisibile ovunque (2015)

 

Bisogna acuire il paradosso: più il nuovo irrompe, nella crisi rivoluzionaria, e più l’epoca è in crisi,
più è “out of joint”, più si ha bisogno di convocare l’antico, di “prenderlo a prestito” (emprunter).
J. Derrida, Spettri di Marx

 

Alla fine di novembre del 2015 Wu Ming ha pubblicato la sua più recente opera collettiva, che reca tutti i segni del cambio di direzione narratologico e stilistico operato dalla band bolognese, già adombrato con la pubblicazione di Timira (2012) e Point Lenana (2013) ed infine esplicitato ampiamente dopo L’armata dei sonnambuli (2014). L’invisibile ovunque (IO da qui in avanti) è, di conseguenza, un testo assai diverso dalle opeimagesre precedenti per stile, forma, e concetto narrativo. I quattro episodi che lo compongono sono punti di vista obliqui sulla Grande Guerra, ma l’opera nel suo insieme è anche, forse soprattutto, una riflessione introspettiva, e presenta perciò un accentuato afflato intimistico. Il senso di sconnessa prossimità – se ci è consentito un ossimoro – che emerge dalla lettura degli episodi, il tono generale di straniamento e l’anelito alla sopravvivenza dei protagonisti delle vicende sono infatti il codice a barre di questo testo assai più breve, e molto più disomogeneo, dei lavori collettivi precedenti di Wu Ming.[1] Continua a leggere

Luca Rastello

imagesHo incontrato Luca Rastello una volta sola, molti anni fa. Era venuto alla libreria Rinascita di Brescia per presentare il suo libro La guerra in casa, un episodio del quale raccontava le vicende terribili accadute ad un carissimo amico, Agostino, in terra ex-jugoslava. La serata fu molto movimentata. Mostrando la stessa verve critica, onestà analitica, e coraggio che si possono leggere nel suo recente romanzo I buoni (2014), Rastello si era attirato le ire dei simpatizzanti di un’altra organizzazione ‘buona’, quella che faceva capo a Don Bizzotto, i “Beati i costruttori di pace”, alcuni membri della quale affollavano la sala della libreria e fecero sentire la loro disapprovazione. Peccato, per loro, che Luca Rastello fosse tutt’altro che impreparato a parare i loro attacchi e a contrattaccare. Ho molto vivido il ricordo di quella serata, e anche se ho seguito Luca solo attraverso i suoi scritti l’amico Agostino di cui sopra mi teneva al corrente della sua situazione personale. Venire a sapere della sua prematura morte mi ha rattristato, e formulo voti affinché tutte le persone, famigliari e amiche/amici che ora stanno soffrendo a causa di questa morte , sempre o quasi ineffabile, trovino quanto prima serenità.

Ai miei 2,5 lettori/lettrici consiglio la lettura dei suoi libri, se già non l’avessero fatto.

Sottomissione

imgres-1Ho appena finito di leggere l’ultimo libro di Michel Houellebecq, Sottomissione. Chiunque attribuisca a questo autore, a questo libro, anche la più infinitesima responsabilità nei tragici eventi di inizio gennaio a Parigi, cioè l’eccidio di satirici fumettisti che lavoravano al settimanale Charlie Hebdo e di altre persone nelle immediate vicinanze da parte di due mentecatti esaltati, è un perfetto imbecille. Ovviamente, questa è la mia umile opinione.