Etichettato: Stultifera Navis

L’Armata dei Sonnambuli

 Venite pure avanti, voi con il naso corto,  

signori imbellettati, io più non vi sopporto

F. Guccini, Cyrano

È in libreria L’armata dei sonnambucover AdSli, ultima opera dei Wu Ming. Si comincia con il tentativo, fallimentare poiché molti dei cospiratori sono stati arrestati la notte precedente, di liberare Luigi XVI mentre va alla ghigliottina. Dei cinque presenti sul passaggio del corteo che ha per metà Madame Guillotine, due vengono linciati, ma tre, tra cui quello più pericoloso, si salvano. “Te lo si conta noi, com’è che andò.” (11) Forse a rimarcare che siamo al cospetto di una tragedia (ma non solo), Wu Ming introduce il personaggio del coro tipico della poesia greca, la voce (e la lingua) di chi rappresenta l’informe partecipante allo spettacolo quotidiano, lo spettatore che paga il biglietto per la recita della Rivoluzione sulla propria pelle, e non di tasca propria, attore non ingaggiato e nondimeno engagée, protagonista. Continua a leggere

De Te Fabula Narratur

Di questi tempi, oltre alla neve, fioccano in abbondanza considerazioni a proposito della recente tragedia della Costa Concordia, e i paragoni col Titanic, affondato 100 anni prima, pare si sprechino. È cosa ovvia, poiché in effetti non è chi non veda la connessione. Le somiglianze tra i due eventi sembrano tali e tante che dovrebbero sgomentare, o quanto meno lasciare perplessi, come ogni déja vu che si rispetti. Se 100 anni sono passati invano, ci si potrebbe chiedere che ne è stato di noi, alla fine di questo centenario. Ecco perché allora è giustificabile rubricare questo naufragio come sintomo.

A volerci davvero guardare a lungo, in questo evento, il carattere di sintomo (dando per scontate e accettate tutte le possibile allegorie che altri menzionano e altre possibili che seguano lo stesso filone) viene secondo me sovrastato dalla figura della malattia pienamente conclamata, per rimanere entro il medesimo orizzonte semantico. E non si tratta di un raffreddore. Per farla breve: il naufragio su uno scoglio di una nave senza guida (reale, competente) alcuna sembra la versione del XXI secolo della stultifera navis (qua follia è iscritta nella categoria malattia solo a fini retorici), che spedita al largo affinché si perda, col suo carico di alienati, reietti e predicatori alla ricerca di una nuova terra promessa, ritorna invece a riva a dirci: Quid rides? Mutato nomine de te fabula narratur.

PS: si dimentica spesso, quando si cita Lucrezio, che a fianco dell’immagine del naufragio egli colloca quella della guerra, di cui l’uomo (sulla riva, o da un punto sopraelevato) si gode lo spettacolo. Quelli che vanno a fotografare il relitto in questi giorni non si rendono conto che sotto i loro occhi si trova un campo di battaglia in cui si decidono anche delle loro sorti. E perciò stanno (stiamo, alas) già perdendo.